Chiesa San Giovanni Battista ( delle anime )

Fa parte dello stesso isolato della Chiesa parrocchiale la Chiesetta delle Anime detta anche Chiesa di San Giovanni. La costruzione risale probabilmente al secolo XVI ossia allo stesso periodo della Chiesa di San Teodoro. Vi si può accedere sia dalla Via Roma, su cui si affaccia l’ingresso principale, sia dalla sagrestia della Chiesa di San Teodoro, dalla quale è separata da un piccolo cortile. La Chiesa è costruita interamente in pietra basaltica, ha la facciata a capanna con due laterali rinforzanti, con un semplice portoncino d’ingresso in trachite. Internamente la chiesa è composta da un’unica navata centrale con sovrastante tetto a capanna poggiante su archi a tutto sesto. All’interno, attualmente intonacato e tinteggiato, risaltano gli archi in pietra a vista. Ai lati dell’unico altare esistente, costruito in muratura di pietra, due porte collegano la navata alla sagrestia. La pavimentazione originariamente in pietra basaltica, lavorata e levigata, venne sostituita dopo il restauro da una pavimentazione in cotto. Il tetto è sostenuto da una semplice travatura in legno. La sera del Venerdì Santo approda qui la processione del Cristo Morto e da qui il giorno di Pasqua, con il sottofondo delle campane che suonano a festa, escono i confratelli che accompagnano il simulacro del Cristo Trionfante per la tradizionale processione de s’Incontru con la Madre Maria. Generalmente chiusa la chiesa riapre le porte il 23 e 24 di giugno in occasione della festa di San Giovanni Battista e nei giorni antecedenti per la celebrazione della novena in onore del Santo che si conclude ogni sera con l’intonazione del caratteristico canto dei gosos a lui dedicati. La sera del 23 giugno all’imbrunire, al tocco dell’Ave Maria, la chiesa viene illuminata dall’accensione de sos foghilones, piccoli falò realizzati con fusti essiccati di fave e una croce di canne adornata di fiori ed erbe profumate.

È l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù, perché gli rese testimonianza ancora in vita. Di famiglia sacerdotale (Luca 1,5), era figlio di Zaccaria era della classe di Abia, ed Elisabetta discendeva da Aronne. Dopo un lungo ritiro nel deserto, iniziò la profezia messianica lungo il fiume Giordano, annunciando l’avvento del regno di Dio. Amministrava il battesimo per la remissione dei peccati a tutti quelli che accorrevano a  lui. Battezzò Gesù nel Giordano e lo presentò come “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Venne decapitato per volontà di Erodiade per essersi opposto alla sua unione con Erode Antipa, fratello del suo precedente matrimonio. Gesù disse di lui “ in verità vi dico: fra i nati di donna non è mai sorto uno più grande di Giovanni il Battista. Ma il più piccolo del regno dei cieli è più grande di lui.” (Matteo 11,11). 

Sos foghilones de Santu Juanni

Alla vigilia di San Giovanni Battista il 23 giugno, ancora oggi, ogni vicinato si riunisce e             verso l’imbrunire, al rintocco delle campane che prima segnalavano S’Ave Maria, accendono  dei piccoli fuochi, “Sos Foghilones”, realizzati con fusti essiccati di fave ed una croce di canne. L’accensione dei fuochi è seguita da una cena tra i partecipanti di ogni rione.  

I fuochi venivano ritualmente saltati per buon auspicio o per prevenire “su dolore ‘é matza” il mal di pancia. Inoltre, in questo giorno, i bambini solevano correre l’ardia a piedi intorno  alla chiesa, con fasci di spighe in mano. Fino a qualche decennio fa, come raccontano gli anziani, i bambini svolgevano il rituale “de s’abba muda”. Il rito prevedeva il dirigersi alle fontane del quartiere, o direttamente a “Su Pangulieri”, raccogliendo l’acqua in bocca e  cercando di trattenerla e portarla fino fino a casa per poi sputarla nei fuochi (sos foghillones).                                

Se durante il percorso l’acqua veniva persa, il malcapitato era costretto a ricominciare             daccapo. Un’altra antichissima usanza era quella, effettuata solo dalle donne, di raccogliere le ceneri de “Sos Foghilones” e spargerle nei terreni, questo rituale avrebbe donato al terreno fertilità. La notte del 23 veniva ritenuta una notte magica, durante la quale, si raccolgono le erbe officinali e medicinali prima che il sole sorga.