Nuraghe Lugherras

Il nuraghe Lugherras è uno dei circa 110 nuraghi censiti nel territorio di Paulilatino. Per raggiungere il nuraghe Lugherras uscire da Paulilatino e imboccare la SP 11            direzione Bonarcado. Si tratta di una struttura imponente e di importanza strategica, uno dei complessi nuragici più grandi di tutta la Sardegna centrale, noto nell’ambito della letteratura archeologica grazie agli scavi condotti nel 1906 da Antonio Taramelli che riportarono alla luce una grande quantità di materiali riconducibili ai diversi periodi di frequentazione dell’edificio... 

 L'intervento del Taramelli si rese necessario per impedire l’azione di alcuni cercatori di tesori che si accingevano ad organizzare scavi abusivi per il recupero di un ipotetico tesoro al seguito del rinvenimento di alcune terrecotte. Qualcuno del luogo riuscì ad avvisare le autorità impedendone l’azione. Il 15 gennaio 1906, Antonio Taramelli coadiuvato da Filippo Nissardi diede inizio agli scavi. Vennero poi condotti scavi sistematici e lavori di restauro e conservazione negli anni 2006-2008 e 2009-2012. 

Il nuraghe Lugherras è di tipo complesso polilobato ed è costituito da una torre centrale inserita all'interno di un bastione quadrilobato in cui è incluso anche un cortile. Il bastione è a sua volta cinto da una cortina antemurale con sei torri angolari unite da cortine murarie. 

La torre centrale del nuraghe (Bronzo medio: XVI sec. a.C.) si presenta a due piani. L'accesso della torre è rivolto in direzione sud-est ed è sormontato da un imponente architrave monolitico al di sopra del quale è aperta la finestrella di scarico. Varcato l'ingresso vi è il corridoio che conduce alla camera centrale. Nel corridoio troviamo a destra, ricavata nella muratura, una nicchia alta 2,50 m e larga 1,50 m e dirimpetto alla nicchia, quindi a sinistra, si apre la scala che compie un percorso a spirale entro lo spessore della massa muraria. 

La camera inferiore, con un diametro di 5,80 m, è coperta da una falsa cupola a volta ogivale e presenta due nicchie laterali molto ampie. Attraverso la scala, si raggiunge la camera superiore, di 2,35 m di diametro . La camera ha la volta crollata ed è priva di nicchie. Ad illuminarla vi era un finestrone che si affacciava al cortile, posto al termine di un corto andito nel quale era realizzato anche un piccolo vano a cupola ogivale. Nella zona ovest della camera è presente una nicchia con l'avvio della scala che conduceva ad un terzo ambiente superiore.  

Dal bastione quadrilobato (Bronzo Recente: XIII sec. a.C.) raccordato da cortine murarie ad andamento concavo si accede da un ingresso architravato aperto sulla muratura orientale, attraverso un breve andito nel quale, a sinistra, un passaggio conduce alla torre sud-est. Al centro si trova il cortile a forma di mezzaluna, circondato da pareti, che hanno un'altezza compresa tra i 6m e i 10m, addossate alla torre centrale. Nel cortile a destra dell'ingresso al mastio principale, vi è un pozzo, profondo 10,25 m con un imboccatura di 0,45. Dal cortile si accede alla torre centrale e a tre delle quattro torri del bastione. La torre posizionata a sud-est ha una pianta ellittica e dalle pareti partiva una scala che conduceva ad una camera superiore e probabilmente anche al terrazzo del bastione. 

Sempre dal cortile in direzione nord-est un ingresso architravato permette di accedere ad un corridoio che conduce ad una torre laterale, in gran parte crollata. Dalla camera, attraverso una nicchia, presumibilmente si accedeva ad un corridoio, ora ingombro di macerie, che permetteva il collegamento con un'ulteriore torre posizionata a nord-ovest. 

La parte ovest del cortile mostra un ingresso munito di architrave che è invaso da crolli riferibile alla torre ovest anch'essa occupata da materiale di crollo. 

Tutto il complesso era infine compreso all'interno di una cortina antemurale (Bronzo recente: XIII-XII sec. a.C.) costituita da sei torri. 

Il nuraghe venne riutilizzato a scopo sacro in epoca punica difatti la cella superiore di Lugherras venne adibita a tempio. Nel sacello vennero posizionati un semplice altare, e una muratura, identificata come mensa in cui posizionare le offerte. La camera inferiore venne adibita a deposito dei doni votivi e delle ceneri dell'ara. 

Il rinvenimento di monete puniche con la raffigurazione di una dea associata alle spighe, di lucerne e soprattutto del consistente numero di kernophoroi (manufatti ceramici che raffigurano un vaso sacro, il kalathos o keros, posizionato sopra il capo di un personaggio femminile), testimonia con tutta probabilità un culto di Demetra e Kore. 

Durante le diverse campagne di scavo, i materiali rinvenuti mettono in luce una lunga fase di frequentazione del sito. Tra i reperti numerose sono le lucerne che infatti danno anche il nome al nuraghe. La frequentazione va dall'età nuragica, alla quale si attribuisce la fase costruttiva del nuraghe e durante la quale il complesso aveva una funzione unicamente abitativa, fino al protrarsi dell'età punica e romana con funzione sacra. 

Nuraghe Putzu Pili

Il nuraghe Putzu Pili è un nuraghe monotorre, situato all’interno del centro abitato nel giardino  della ex scuola dell’infanzia, la cui entrata si trova in via Alessandro Volta, all’altitudine di 289       m. Il toponimo probabilmente è un antroponimo riferito ai vecchi proprietari del terreno, il pozzo dei Pili. Al tempo dello studioso Spano il terreno era di proprietà di “Caddeo Gallus  Giuseppe Antonio fu Antonio”(cit.). Il nuraghe più vicino è il nuraghe Quau a circa 0.9 km