Il ballo sardo

Il ballo sardo paulese è caratterizzato da una ritmica veloce e allegra. Il ballo che identifica il paese in tutta la Sardegna per la sua originalità è su ballu de sas trubidas. Trubidu nella lingua sarda, con le variazioni locali, significa legato.  Sono particolari passi di ballo eseguiti esclusivamente dagli uomini che le eseguono in cinque diverse varizioni. Vedere il movimento della gambe dei ballerini fa pensare proprio a un passo di ballo eseguito come se le gambe fossero legate all'altezza delle caviglie. I maestri di ballo insegnano ai loro allievi a eseguire i passi in uno spazio ristretto, come per esempio all'interno di una mattonella ci circa 40cm.  Mentre i maschi eseguono queste coreografie, le donne li accompagnano tenendo il passo base del ballo sardo.

Altri balli sono su pichetto, s' andanza, sa danza a duas damas, su pass'e tres, su passu 'e tres e mesu

Altri video :

Ballu de sas trubidas - Pro Loco Paulilatino

 

Il costume sardo paulese

 

Fonte : web.tiscalinet.it/paulilatino

L’uso di indossare l’abbigliamento tradizionale, a Paulilatino, è scomparso tra le due guerre mondiali, intorno agli anni 40: oggi esiste un modo di vestire che può definirsi di transizione, con una compresenza di vecchio e di nuovo.

Nell’abbigliamento persiste l’uso del fazzoletto o dello scialle nero, della gonna di media lunghezza, plissata, solitamente di colore nero, blu o marrone, a cui viene abbinata sa brusa, sorta di camicetta in tessuto pesante (gabardine o velluto) confezionata da sarte locali, abbellita da semplici ricami e arricciata in vita da un elastico, e in tempi più recenti una camicia dal taglio moderno o un maglioncino.

Le sole occasioni che ora si hanno per poter ammirare l’abbigliamento tradizionale, sono le sagre religiose, le processioni e le manifestazioni del carnevale. Il costume di Paulilatino inoltre viene indossato dal gruppo folcloristico.

 
 
 

COSTUME FEMMINILE

I capi base dell’abbigliamento femminile erano:

Il copricapo che poteva essere costituito da:

  • Su mucadore a corru:piccolo fazzoletto di forma quadrangolare di circa 70 cm. , generalmente di seta o fibre pregiate, di color giallo oro, albicocca, marrone o nero.
  • Su mucadore a bettadura: fazzoletto di notevoli dimensioni di circa un metro quadrato marrone o verde scuro.
  • S’iscuffinu: piccolo fazzoletto di lana rosso o nero.
  • Su tulle: velo bianco in pizzo, di circa un metro quadrato, finemente ricamato a motivi floreali e rifinito nei bordi con motivi a smerlo, sos piccos.
  • S’issalliu: ampio scialle lungo circa un metro e mezzo, di seta con sfondo nero e stampe a motivi floreali color viola. L’orlo si presenta rifinito con lunghe frange di seta.

I vari tipi di copricapo, indossati singolarmente o sovrapposti distinguono le occasioni per le quali si indossano.

 

La camicia – sa camisa: in cotone o lino finissimo, di colore bianco, presentava all’altezza del collo un’abbondante arricciatura; nella parte anteriore su pettorinu, finemente ricamato a motivi floreali; nelle maniche, molto ampie, polsini ricamati.Chiusa nel collo con “sos uttones de filigrana”

Il corpetto – s’imbustu: piccolo corpetto rigido di broccato color rosso, verde o oro, presentava motivi

 
 
 
 
 

floreali disposti simmetricamente sulle spalle. Si indossava sopra la camicia e si chiudeva con un legaccio sotto il seno.

Il bolero – su zibone:  corpetto in seta operata dalla maniche lunghe e attillate, nero o verde scuro, impreziosito da una passamaneria ai polsi e lungo l’orlo.A  girocollo alto (anticamente collo tipo coreana)

La gonna – s’unnedda isprata: gonna lunga di orbace o lana pregiata a pieghe larghe di colore nero.Usata giornalmente e per andare a ballare; ornata lungo l’orlo da una balza di raso azzurro (alta 45 cm) e arricciata in vita.s’unnedda assetiada: gonna a .

 

piccole pieghe, di orbace o lana pregiata di colore rosso usata come abito da sposa, di colore nero con balza di raso nero e fiori viola, con un alto gallone (trina dorata), si indossava per le festività.                 

Il grembiule – su panneddu: grembiule di media lunghezza di forma rettangolare in cotone stampato a motivi floreali con cornice di pizzo nero (anticamente giallo ora introvabile).

Gioielli - bottoni nella camicia, collane, spille

 

L’ABBIGLIAMENTO DA LAVORO era composto da:

su mucadore a corru, sa camisa, s’imbustu, s’unnedda Isprata, su panneddu.L’abito giornaliero paulese è difficilmente reperibile nella sua completezza, perché era quello più usato e a causa dell’usura ne esistono pochi esemplari.Quest’abito, fatta eccezione per la camicia, è privo di ricami; i tessuti meno pregiati ne testimoniano l’uso nella quotidianità consumata in un continuo lavoro.Le informazioni che hanno permesso la descrizione dell’abito giornaliero, provengono dal materiale fotografico reperito e dalla tradizione orale.

Da queste fonti deriva, nonostante le dure condizioni di vita in cui versava la popolazione paulese, una visione di grande integrità, di compostezza nel portamento, di armonia e raffinatezza negli elementi che compongono l’abito.

 
 
 

L’ ABBIGLIAMENTO FESTIVO

Composto dagli stessi capi base, si distingueva da quello giornaliero per le stoffe più pregiate che si utilizzavano nella confezione e soprattutto per il copricapo che poteva essere costituito da due pezzi abbinati: su mucadore a corru e su mucadore a bettadura.

Sopra il mucadore a corru veniva fissato con uno spillone un lato de su mucadore a bettadura, costituito da un fazzoletto di notevoli dimensioni, un metro quadrato circa, marrone o verde scuro che veniva poi lasciato ricadere sulle spalle.Un’altra variante del copricato era quella costituita da s’iscuffinu e da su tulle.

 

S’iscuffinu, piccolo fazzoletto legato strettamente attorno al capo, aveva la funzione di tenere i capelli raccolti ed evitava che il tulle scivolasse. Il tulle era un quadrato di pizzo bianco ripiegato

 

lungo la diagonale. S’iscuffinu e su tulle venivano indossati dalle ragazze nubili prevalentemente per partecipare alle processioni religiose. Anche la gonna presentava delle varianti rispetto a quella giornaliera, infatti, oltre che nera, come la gonna isprata, poteva essere rossa; il tessuto era più pregiato; diversa la realizzazione delle pieghe, era presente una balza di raso alta circa cinquanta centimetri, con piccoli motivi floreali stampati, color verde o viola, impreziosita a sua volta da un gallone dorato. Veniva chiamata s’unnedda assetiada, gonna a piccole pieghe.

Come s’unnedda isprata, veniva allacciata in vita con due nastri dello stesso panno e poteva presentare una o due fenditure verticali sui fianchi non superiori a trenta centimetri, che nascoste dalle pieghe, ospitavano al di sotto una tasca allacciata in vita e separata dalla gonna.

 
 
 

S’unnedda assetiada oltre ad essere realizzata con un materiale pregiato richiedeva una particolare cura per la sua confezione: infatti, per dare forma alle pieghe, affinchè non si aprissero quando veniva indossata, durante la fase di preparazione, tra una piega e l’altra venivano cuciti degli steli di giunco, sa zinniga. Gli steli, che hanno sezione circolare, consentivano una perfetta ripiegatura a fisarmonica delle strette pieghe, e, a operazione ultimata tutto il panno con il raso e l’orlo cucito, veniva posto per alcuni giorni, sotto un peso uniforme, di solito una lastra di marmo, così l’assetto delle piegoline era definitivo e non potevano disfarsi facilmente.Solo in un secondo momento veniva applicata una stretta striscia di stoffa sa chinzera che teneva ferma in vita la gonna.

Sulla camicia veniva indossato, forse durante la stagione fredda, su zibone, sorta di corto bolero nero o verde a maniche lunghe, che conferiva un aspetto particolarmente elegante. Le occasioni per indossare l’abito buono s’istimentu bellu erano legate al calendario ufficiale, alla religione e ai momenti festivi non legati al culto, e a periodicità fisse,  come sa missa cantada, la messa cantata della domenica, alla quale partecipavano soprattutto giovani, ragazzi e ragazze, fidanzati, sposi novelli.

L’abito festivo corrisponde, in linea di massima, ai costumi che oggi vengono indossati dai gruppi folkloristici in occasione di sfilate ed esibizioni in costume, in occasione di feste locali e sagre campestri.

 
 

L’ABITO CERIMONIALE

L’abito tradizionale festivo, per le occasioni cerimoniali, in particolare per il matrimonio, si arricchiva ulteriormente.I  ricami sulla parte anteriore della camicia divenivano più elaborati e si ricorreva all’uso di fili dorati per ricamare il corpetto.Sul capo venivano sovrapposti due pezzi: uno, il fazzoletto presente anche nell’abbigliamento festivo e l’altro, lo scialle che era di seta, con sfondo nero a motivi floreali stampati color viola; era piuttosto lungo, un metro e mezzo circa, ed era rifinito con lunghe frange di seta.

Era questo l’elemento più sontuoso, distintivo dell’abbigliamento cerimoniale.La gonna era sempre quella a pieghe fitte che poteva essere anche in panno rosso, rifinita con una balza bianca in raso o seta.Completava questo abbigliamento un grembiule dello stesso colore e tessuto della balza.

 
   

 

Il costume sardo

COSTUME MASCHILE

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 COSTUME FEMMINILE

 Risultati immagini per feminas paulilatino    File:Paulilatino - Costume tradizionale (13).JPG

(la seconda foto è di Gianni Careddu tratta da   https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Paulilatino_-_Costume_tradizionale_(13).JPG

Risultati immagini per abito sardo maschile paulilatino 

Il canto

Coro polifonico di Paulilatino San Teodoro (VIDEO) - Il canto tradizionale sardo a Paulilatino non ha mai avuto espressioni locali che abbiano curato questa forma d'arte nè come canto a poesia, nonostante poeti il paese ne abbia avuto bravissimi, nè come canto "in re" o a tenore.

Dal 1981, per iniziativa di alcuni appassionati del canto sardo, si è costituita l'associazione Coro polifonico di Paulilatino San Teodoro, che cercando di riprendere le armonizzazioni caratteristiche del canto sardo, attraverso attività di studio e ricerca, ripropone nel proprio repertorio brani sacri e profani.

L' Ardia

Sezione in allestimento

Il Pane

Abbiamo deciso di inserire nella sezione tradizioni anche il pane, alimento primario nella alimentazione umana. A Paulilatino si produce ancora secondo l'antica tradizione utilizzando farine di semola o semolato di grando duro, viene prodotto nelle varianti del Zichi con diverse lavorazioni che variano anche in base alle ricorrenze per cui andrà utilizzato, del Crivazu e del pistoccu.

Grazie alla collaborazione del panificio artigiano Firinu Stefano & C. snc di Paulilatino (la cui scheda tecnica potrete trovarla nella sesione eccellenze alimentari di questo sito) vi diamo alcune indicazioni sui diversi tipi di pane prodotti a Paulilatino

Denominazione: CRIVAZU

Tipo : Pane di semola e semolato di grano duro

IngredientiSemola di grano duro (50%), semolato di grano duro (50%), acqua, sale, lievito naturale.

CaratteristicheSi tratta di una focaccia con crosta soffice e scura leggermente infarinata e mollica sufficientemente alveolata.

Può assumere una forma rotonda ben gonfia sulla sommità, una forma allungata un po’ più schiacciata, oppure una forma a corona schiacciata.

Trattandosi di un impasto di farina di grano duro e di una pezzatura media può essere consumato anche dopo tre giorni dalla cottura.

Pezzatura media 650 grammi.

 

Denominazione : ZICHI o COCCOI

Tipo: Pane di semola di grano duro

IngredientiSemola di grano duro (100%), acqua, sale, lievito naturale

CaratteristicheCrosta croccante e dorata, marcatamente irregolare sulla parte alta per via della tipica lavorazione a “pintapane” (Si tratta di un piccolo arnese metallico, simile ad una lancia in miniatura, col quale è possibile scolpire sulla sommità del pane diversi motivi floreali o di fantasia che la lievitazione e la cottura mettono in rilievo.) e taglio tramite forbici. Può presentare una lavorazione esterna più o meno elaborata con sicuro effetto coreografico.

La mollica si presenta morbida e compatta con una leggera alveolazione.

Pur perdendo la sofficità iniziale può conservarsi gustoso anche dopo 2/3 giorni dalla cottura.

Pezzatura media 350 grammi.

1 Si tratta di un piccolo arnese metallico, simile ad una lancia in miniatura, col quale è possibile scolpire sulla sommità del pane diversi motivi floreali o di fantasia che la lievitazione e la cottura mettono in rilievo.

 

Denominazione: PISTOCU

Tipo: Pane di semola di grano duro

IngredientiSemola di grano duro (100%), acqua, sale, lievito naturale

CaratteristicheSi tratta di una sfoglia di pane sottile e croccante di forma tubolare; non è assolutamente presente la mollica.

Trattandosi di un pane secco presenta una durabilità piuttosto elevata. In assenza di umidità può essere consumato anche dopo un mese dalla cottura.

Pezzatura media 70 grammi.